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Castello (Sec. XII)

immagine ingrandita Casaforte Castello - Scorcio (apre in nuova finestra) La costruzione originaria del castello risale al XIII secolo. L'edificio venne poi distrutto nel 1358 durante una contesa fra il marchese del Monferrato e Galeazzo Visconti.
Riedificato sul finire del XIV secolo passò ai Barbavara, ai Casati e alla famiglia Caccia, alla quale furono confiscati tutti i possedimenti della Camera Ducale Milanese perchè l'ultimo erede, Giovanni battista, fu condannato e giustiziato per la sua cattiva condotta.
Nel 1688 il castello passò a Galeazzo Visconti e la sua casata lo tenne per tutto il Settecento. Fu poi proprietà della famiglia Tagliabue che ebbe il pregio di conservarla nella struttura vidibile oggi.
E' un edificio a tre piani, a pianta rettangolare, con muratura in ciottoli nella parte bassa e mattoni nella parte alta.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
Guida Turistica e Atlante Stradale Provincia di Novara
Assessorato al Turismo - Legenda srl Novara
(Domodossola 1991)


a cura di Pietro Marco Agazzone

immagine ingrandita Casaforte Castello - Interno (apre in nuova finestra) Con buona approssimazione si può dire che il castello sia stato costruito verso il 1220, proprio nel bel mezzo del "castrum", allora già esistente da un bel pezzo; committenti della fortezza erano i da Momo, i futuri De Capitaneo poi Cattaneo, allora feutdatari anche di Vaprio.
Fu eretto, per quanto risulta, soprattutto per rafforzare la rappresentatività del loro potere sui beni locali, potere appena riconquistato dopo un difficile contendere con il vescovo di Novara e quindi per dimostrare, semmai in futuro fosse stato ancora necessario, la legittimità dei loro diritti feudali sul territorio.
E' stato portato a termine, così come lo si vede adesso, in tempi diversi. Prima si costruì il corpo più a sud del complesso. Doveva dare sicura dimora al valvassore incaricato di seguire in loco gli interessi del feudo. solo in seguito, probabilmente all'inizio del trecento, si aggiunse un secondo corpo e sul finire del quattrocento si portò alle dimensioni attuali.
La casa-forte, per la sua struttura sarebbe meglio chiamarla così, nel corso dei secoli subì tante e tali alterazioni, distruzioni, ricostruzioni, modifiche e riadattamenti che oggi anche con la più attenta lettura della superficie esterna risulta impossibile quantificarle e differenziarle tra loro.
Nel 1311 il Novarese passò sotto il dominio dei Visconti, famiglia ducale di Milano, impegnata in una strategia di espansione in tutte le direzioni.
Da ciò l'inevitabile scontro con gli interessi del Marchese del Monferrato: fu infatti guerra aperta. Quando duemila mercenari inglesi (le famose barbute della "Compagnia Bianca" agli ordini del tedesco Albert Sterz) al soldo del marchese invasero il Novarese saccheggiandolo a man bassa, Galeazzo Visconti per scoraggiare l'avanzata di questi devastatori, pensò bene di fare tabula rada dei castelli che sarebbero potuti cadere nelle mani e diventare ostelli dove passare l'incombente inverno.
Anche la fortificazione di Vaprio conobbe l'onta distruttrice del piccone: sono gli anni tra il 1358 ed il 1361.
Intanto i Da Momo, ormai declinati economicamente per la frantumazione del loro casato in una ventina di piccoli gruppi familiari, non potendo più offrire alcun peso politico e militare alla signoria ducale di Milano, interessata a privilegiare le forze fidate emergenti, furono sollevati dall'investitura feudale e la fortezza, con Vaprio, viene infeudata al novarese Manfredi Barbavara con diploma del 24 luglio 1402.
Anche il Barbavara sfruttò il feudo da lontano e nella storia della fortezza non lasciò segno alcuno; è logico supporre che su questa, non essendo un possedimento allodiale, si fosse guardato bene dall'investire soldi per trarla dalle rovine del 1361.
A metà quattrocento nel castello è documentata la presenza dei Caccia. Gli storici, al proposito, scrivono che a partire dalla seconda metà del quattrocento la fortezza era stata abbandonata dagli "homines" ed una famiglia di signori, i Caccia, l'avevano lentamente acquistata.
Iniziò così la storia vapriese della famiglia Caccia e una nuova vita per la fortezza. Il 5 luglio 1450 il referendario di Novara, nella sua relazione inviata a Francesco Scofza, succeduto ai Visconti, scriveva: "Vaprio ha un castello e conta 50 fuochi" (circa 300 abitanti). Il castello era già stato ricostruito e risorto dalle picconate viscontee? Non si sa.
Si sa, invece, che i Caccia, una volta preso possesso, si dedicarono al suo completo recupero, all'ampliamento e lo abbellirono con un bel porticato disteso per ben 38 metri su nove colonne ottagonali. L'immobile assunse così la forma e le dimensioni ancora oggi in essere. Non si può parlare di questo castello senza fare almeno un cenno al suo più famoso castellano. Sotto il segno del cancro, il 22 luglio 1571, qui nacque il famigerato Giovanni Battista Caccia detto il Caccetta (dai vapriesi spagnoleggiato in "Cacita"). Fu un demonio!
La morale, la voce della coscienza, il buonsenso, erano parole per lui senza significato.
La sua tipica prepotenza era così nota anche fuori dai confini del circondario da indurre molti studiosi a rinetere che nei panni di don Rodrigo il Manzoni abbia proprio messo il Caccetta.
Nel 1601, dopo tanto delinquere, il Caccetta viene arrestato e poi giustiziato. Con la condanna arrivò anche la confisca dei beni ed il castello passò, nel 1688, al conte Galeazzo Visconti fu Giovanni, signore di Fontaneto. Dall'"Inventario" fatto per la vendita si sa che loggi il castello conserva la stessa struttura di allora.
Nel 1740 la fortezza, ormai non più necessaria come luogo di difesa, venne adattata a civile abitazione e occupata da inquilini. Nell'ottocento cambiò ancora proprietà e nel 1895 fu possedimento degli Acerbi, nobile famiglia milanese con grosse proprietà terriere in loco.
Nel 1916 il castello fu rilevato da Enrico Baroli, un emergente della nuova economia agraria e sindaco di Vaprio: proprietario oggi è il dottor Giuseppe Marcotti di Veruno.
Si dice da sempre che il castello sia in comunicazione con quello di Barengo per mezzo di una galleria. Questo collegamento sotterraneo, che piacerebbe a molti per i misteri che porterebbe con sè, purtroppo non esiste. La leggenda di questo incredibile passaggio piaceva sicuramente anche al Caccetta che lasciava correre o addirittura aiutava a diffondere per incrementare la sua fama di uomo potente, imprendibile e diabolico.
Oggi il fabbricato, riconosciuto monumento nazionale, si trova in cattive condizioni per mancanza di manutenzione ed il peso dei lunghi e travagliati secoli di vita si vede tutto: se non si interviene al più presto con un restauro mirato, la sua storia finirebbe per registrare un'altra e forse definitiva distruzione.


Stemma della Provincia di Novara Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese - Volume 27 Le Terre bagnate dall'Agogna"
Provincia di Novara 1998.


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